Petrolchimico di Priolo tra inquinamento, silenzi, ricatti e tanti interessi

Spesso per tattica e convenienza la politica non s’incontra con la burocrazia nelle varie istituzioni dello Stato. Il ministro Danilio Toninelli sull’ipotesi di realizzare nel territorio portuale di Augusta un grande deposito di Gnl – Gas naturale liquefatto –  ha dribblato da politico la domanda dei giornalisti; ma l’impressione è stata quella che lo stesso non era informato bene e a fondo su tutta la vicenda. Ignora di certo come stanno effettivamente le cose dal punto di vista dell’inquinamento ambientale e della sicurezza per le popolazioni nel territorio di Augusta e degli altri comuni attorno al Petrochimico. La stessa risposta del ministro è stata sulla realizzazione delle nuove banchine per l’ampliamento del Porto commerciale megarese e sul rischio del naviglio a propulsione nucleare nella rada di Augusta. Alla fine il deposito di gas naturale si farà e le banchine di cemento invaderanno una piccola parte delle vecchie saline, mentre il naviglio della Nato continuerà a navigare indisturbato e le bonifiche a mare e a terra non partiranno, i rifiuti di amianto continueranno ad avvelenare gli esseri umani e la “giostra” della demagogia e della strumentalizzazione continuerà a girare indisturbata .

La sintesi conferma la fretta e la fregola di liberarsi dallo stato di disagio immediato per la storica endemica situazione di degrado ambientale in cui versa il territorio industriale siracusano. Il riflesso che condiziona la politica è di natura giudiziaria per le tante inchieste sull’inquinamento selvaggio da parte delle industrie della Procura di Siracusa ancora tutte da svelare.

Lo Stato italiano per la Costituzione dovrebbe tutelare la salute dei propri cittadini, come fondamentale diritto dell’individuo nell’interesse della collettività e della vita in generale dell’ambiente. L’ordinamento giuridico della Repubblica Italiana conferisce alle amministrazioni locali, in particolare ai sindaci, un potere d’intervento di tutela della salute pubblica e della salubrità dell’ambiente. Di fatto, sono (dovrebbero) i garanti della salute di tutti i cittadini, ma questa responsabilità nel territorio del petrolchimico siracusano, così come in altri ambiti a forte presenza di raffinerie e fabbriche chimiche e metallurgiche, è stata molte volte dimenticata per interessi di gruppo o personali.

Una direttiva arrivata dai recenti richiami espressi dall’Unione Europea al Governo italiano, proprio in merito alla qualità dell’aria in generale, una doverosa tirata d’orecchie per non aver intrapreso misure efficaci per ridurre l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del mare. Ciò vale anche per le zone di Augusta, Priolo, Melilli, Villasmundo, Siracusa, Città Giardino e Belvedere, in cui le conseguenze dell’inquinamento sono pesanti sulla popolazione, peggio ancora per le mancate bonifiche espediente per la strumentalizzazione e la demagogia della classe politica imperante. Una cattiva aria nell’ambiente, in cui mare e acqua sono molto inquinati, è stato confermato dal riscontro delle ultime inchieste della magistratura siracusana. Risulta che le morti premature per inquinamento dell’aria siano aumentate ogni anno di più nell’indifferenza generale. È più importante il lavoro che, la vita. Una drammatica situazione per decenni ignorata in cambio di un numero di posti di lavoro (anche di recente) in favori di politici e sindaci della zona che coinvolge per lo più le città in cui sono situati gli stabilimenti e le raffinerie. L’area circostante al petrolchimico siracusano, non solo subisce l’inquinamento, ma lo produce, avendo nelle vicinanze numerose e cozzanti fonti emissive.

Vivere nelle vicinanze di raffinerie, industrie chimiche e metallurgiche, depuratori che non depurano, ma inquinano, provocano un rischio di morte più alto di circa il 5% rispetto alla popolazione generale. Il mancato abbattimento degli odori nei depuratori è uno dei fenomeni diffusi; il cattivo odore, nuoce gravemente alla salute. Sono le cosiddette molestie olfattive estremamente persistenti e trasportate dal vento anche per chilometri, vanificando così, tutte quelle disposizioni sulla distanza minima dai centri abitati prescritte da Linee Guida Regionali e dalle Raccomandazioni Epa e tutto il resto che, a seconda della regione nella quale ci troviamo, possono variare dai 200 metri al chilometro.

Secondo di come gira il vento, le conseguenze sono insopportabili, costringendo i cittadini a rimanere con le finestre chiuse tutto il giorno, il bucato appena steso che puzza maledettamente, e se escono di casa costretti a sopportare la puzza irresistibile, l’aria irrespirabile e il pericolo dei disturbi gastrici, del sonno, il mal di testa, gli stati di ansia, l’angoscia e tutto il resto.

Ancora peggio per chi vive o lavora nelle vicinanze di un depuratore, o peggio ancora per chi lavora dentro gli impianti puzzolenti tutti i santi giorni. La conseguenza diretta è che molti scienziati adesso ci avvertono che ci stiamo avvicinando al punto di non ritorno, che nel giro di dieci anni potrebbero metterci nell’impossibilità di evitare danni irreparabili all’abitabilità del pianeta per gli esseri viventi. Non è una questione politica. È una questione morale, che riguarda la sopravvivenza della civiltà umana. Non è una questione politica di destra o di sinistra, ma di onesto o disonesto, mentre il rischio di compromettere la vita del nostro pianeta e rovinarlo per il futuro di tutte le generazioni che verranno dopo di noi, è sicuro.

Concetto Alota

Autore dell'articolo: ma1tv

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