Le bonifiche che non si faranno e la politica del ricatto occupazionale

Le bonifiche non si faranno semplicemente perché mancano i fondi necessari. Una montagna di soldi che non ci sono e forse non ci saranno, mai. Il guaio che l’Europa non interviene in maniera decisa e concisa. Il fatto grave che periodicamente si legge sulla stampa “amica” d’interventi di politici d’assalto che parlano delle mancate bonifiche nei Sin, nella regola e vecchia maniera della corruzione e nella generalità di un territorio molto contaminato. Una vergognosa speculazione in generale che si registra sui Siti contaminati, dichiarati d’interesse nazionale. E mentre continuano i morti per tumori e bambini che nascono con malformazioni, i dati dello Studio Sentieri parlano di un eccesso di mortalità tra il 4 e il 5% nelle aree ad alto inquinamento intorno ai 45 Sin. Tra il 2006 e il 2013 nei circa 300 comuni coinvolti si sono registrati circa 12mila decessi in più: 5.200 per tumori e oltre 3.600 per malattie legate all’apparato respiratorio e cardiaco. Ma per i bambini e i giovani fino a 24anni si è osservata un’incidenza dei tumori maggiore del 9% rispetto a chi vive in aree meno inquinate. I Sin sono tutti contaminati da pericolosi inquinati, specie in Sicilia, come i petrolchimici di Gela, Milazzo e Priolo, comprese le aree portuali di pertinenza; il mare della rada di Augusta è il più inquinato in assoluto. Ancor più grave, quando si vuole nascondere che fuori dal porto di Augusta le acque lungo tutta la costa sud orientale sono inquinate da fanghi contaminati da veleni industriali scaricati dalle industrie nella rada megarese e poi dragati e smaltiti nei fondali marini a poche miglia dalla costa che si sono sparsi in lungo e in largo. Tutte le industrie che si sono succedute nel tempo da oltre 70anni, sono colpevoli di aver provocato un disastro ambientale di proporzioni davvero catastrofiche; e non si può dire che la politica non è colpevole alla stregua delle lobby della chimica e della raffinazione. Poche le bonifiche realizzate, e nella maggior da parte dei casi per opera delle industrie private ma per le parti comuni o a carico dello Stato, come Priolo, Milazzo e Gela, non sono mai iniziate.

Bonifiche ancora nella fase iniziale o mai cominciate che sono tutte al Sud, mentre al Nord la situazione è leggermente migliore, specie in Sicilia si registra l’aggravante che la popolazione inquinata appare ormai senza speranza: la contaminazione ambientale è smisurata e i soldi non ci sono, e, con questi lustri di luna, non ci saranno mai. Nemmeno l’azione giudiziaria è riuscita a smuovere i governi nazionali e regionali che fanno il bello e il cattivo tempo. Anche questo governo giallo-verde dribbla (in buona fede certamente) con il suo ministro dell’Ambiente che lascia scorrere il tempo con la scusa di informarsi su come stanno le cose fino alla prossima crisi, e buonanotte ai suonatori. Per non parlare dei tanti sindaci che si sono nel tempo resi responsabili di connivenza.

L’ambiente è stato da sempre svenduto in cambio di posti di lavoro,condizionato e ricattato con connubi, silenzi, sussurra e grida; ma ormai si può parlare di vero disastro ambientale, di emergenza, quindi di un territorio fuori controllo, difficile da bonificare. Un connubio ben consolidato tra industrie e politica. E mentre si denuncia, si accusano le industrie d’inquinare, i detentori del potere politico chiedono ottengono dalle industrie, anche in questo periodo, assunzioni a sfondo clientelari di persone che svolgono una relazione contigua con i grandi elettori; il tutto condito dal segreto dell’inganno. E il pensiero si accosta a Dante: “Lasciate ogni speranza… .”

Concetto Alota

Autore dell'articolo: ma1tv

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