Paolo D’Orio: la questione morale oggi, Enrico Berlinguer, Mazzini e il suo pensiero

A 35 anni dalla sua morte, Enrico Berlinguer rimane un punto fermo della “questione morale”. Già nell’intervista a Eugenio Scalfari il 28 luglio 1981, la “questione Morale‬ per Berlinguer non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche”. Che la questione morale non riguardava quei casi in cui ci sono sempre stati in Italia e in tutti i paesi del mondo, cioè, i reati deprecabili che accadono in tutte le epoche e in tutti i regimi, devono essere denunciati e perseguiti, ma non è questa la questione morale cui si riferiva Berlinguer. La verità è che la questione non è ancora stata risolta, non è alle nostre spalle ma dinanzi a noi. Giuseppe Mazzini subordinava il concetto di Patria a quello più ampio di Umanità, quale nuovo assetto geopolitico con la stimolo della comprensione della “Legge Morale”; una delle tante questioni che deve essere chiarita ancor prima di proseguire e non può essere disgiunta da quella dell’unità e dell’indipendenza nazionale dei popoli. Mazzini evidenziava semplicemente il nesso tra la questione sociale e la politica. L’una non può essere separata dall’altra. Non c’è questione politica che non abbia posto l’esigenza di adeguati mutamenti sociali così come non c’è riforma sociale che non implichi idonee garanzie di libertà e politica civile. La teoria riconduce il socialismo e il comunismo alla categoria dell’utile e quindi della felicità individuale. Difficile è l’attuazione della formula comunista, per ciascuno secondo i suoi bisogni, che implica una predeterminazione del sistema degli stessi bisogni, con un rigido controllo burocratico e governativo. Così ogni individuo agisce nella sua libertà, responsabilità, merito individuale, nell’incessante aspirazione che lo sprona a nuovi metodi di progresso e di vita. Per Paolo D’Orio, avvocato, cavaliere dell’Ordine “Al merito della Repubblica Italiana”, mazziniano doc e attento osservatore della Storia, la questione morale a 35 anni dalla morte di Enrico Berlinguer, rimane legata all’Italia della cosiddetta “II Repubblica”; ci ha fatto tollerare comportamenti inammissibili – scriveva D’Orio già qualche anno fa – sotto i nostri occhi sono sfilati conflitti d’interessi, leggi ad personam, escort, parlamentari comprati, giudici corrotti. Evocare oggi una questione morale dovrebbe significare la profonda riflessione sul meschino rapporto che in questi anni si è consolidato fra economia nazionale e partiti scandendo nel peggiore dei modi la trasformazione della società italiana. Gli Anni Novanta furono quelli delle privatizzazioni imposte dall’incoercibile deficit di bilancio statale (passarono così di mano le aziende e holding pubbliche), gli Anni Duemila hanno visto completare lo smantellamento d’interi settori industriali e la vendita d’immensi patrimoni immobiliari: nel primo come nel secondo decennio certi signori della Sinistra hanno pensato che la politica, dall’opposizione o dal governo, volesse dire partecipare da protagonisti alla distribuzione dei pani; intorno a proprietà da conquistare si è raffinato un sistema che ha visto imprenditori vogliosi di comprare con politici disponibili a varare piani regolatori e/o sponsorizzare istituti bancari per finanziare operazioni raccogliendo le spoglie sotto forma di partecipazione. Come sembra lontana l’Italia di Enrico Berlinguer – termina D’Orio”. Concetto Alota

Autore dell'articolo: ma1tv

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